Temi, riflessioni e nuove idee per riuscire a concretizzare la riforma degli estimi del Catasto fabbricati.

E’ dagli anni ‘90 che si discute di revisione generale degli estimi catastali, senza arrivare ad una soluzione concreta. In effetti, una revisione parziale è stata condotta per adeguare le rendite dal triennio censuario 1937-39 al biennio censuario 1988-89; di fatto dal 1962, anno di entrata in conservazione del Nuovo Catasto Edilizio Urbano, non è mai stata effettuata una vera revisione generale degli estimi, che la legge invece impone con cadenza massima pari a dieci anni l’una dall’altra.

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Vari sono i motivi che possono aver causato l’imperdonabile ritardo; questioni politiche sono da mettere certamente in conto, poiché l’argomento si presta agevolmente a strumentalizzazioni che possono ritorcersi contro chi propone la revisione, ma, probabilmente, la ragione più consistente di tutte è da individuarsi nelle gravi criticità che hanno afflitto ed ancora affliggono l’attuale sistema degli estimi. Il classamento delle categorie ordinarie è determinato, tramite l’attribuzione di categoria e classe, per comparazione diretta, procedimento del quale però non sono rinvenibili nelle disposizioni di legge e di prassi le istruzioni operative su come condurre, in pratica, la stima.

Alcuni brani delle Istruzioni catastali fanno comprendere come, in effetti, il classamento per comparazione diretta è stato originariamente concepito come una sorta di procedimento di stima «a vista», che presupponeva cioè l’ispezione materiale di tutte le unità immobiliari urbane. Si è dunque di fronte ad una criticità mai superata, che si vorrebbe risolvere per mezzo di metodi e strumenti di nuova concezione, sostanzialmente copiati dall’estimo di scuola anglosassone. Queste innovazioni però sono anch’esse intrise di un consistente numero di criticità, che rendono assai dubbia la possibilità di un adeguato adattamento al contesto territoriale italiano. La situazione attuale non è certamente buona, il sistema attuale, così com’è, oramai non è più in grado di garantire un adeguato livello di perequazione impositiva, mentre il nuovo sistema è, già in partenza, potenzialmente gravato da una serie di consistenti criticità che pongono legittimi dubbi su come possa essere reso operativo.

Non è da escludere che una delle cause del logorante procrastinarsi dell’avvio della fase di riforma consista proprio nella difficoltà di trovare credibili soluzioni, teoriche e pratiche. Oggi dunque ci si trova in una situazione che ha aspetti paradossali, da una parte sopravvive un consunto sistema catastale, dall’altra non si intravvede un futuro certo. In questo contesto si pone la nuova proposta, recata dall’e-book, il quale ha l’ambizione di trattare alcuni importanti temi catastali in modo semplice, ma, nel contempo approfondito. L’argomento principale è il sistema degli estimi catastali e la sua riforma, esso non è una entità a se stante, bensì giustapposta in una realtà socio-economica complessa, gravata da criticità sensibili.

Si individuano, prima di tutto, delle problematicità nel mondo economico, che possono essere aggravate da inappropriati comportamenti etici da parte degli attori economici. Queste criticità, inevitabilmente, si riverberano sull’estimo, scienza su cui è fondato il sistema degli estimi catastali.

L’analisi condotta mette in evidenza che anche i più recenti provvedimenti normativi sembrano essere affetti dalle gravi criticità individuate. Le conclusioni dell’analisi portano alla proposizione di alcuni principi e strumenti operativi per indirizzare a buon fine la riforma degli estimi.

Luigi Caraglio – Revisione degli estimi catastali – Exeo Edizioni dicembre 2018

 

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Casi di stima concernenti il segmento immobiliare delle aree edificabili o dei diritti edificatori

L’ebook vuole costituire una guida sintetica operativa per un corretto approccio alla valutazione  delle aree edificabili e dei diritti edificatori. Nell’ebook è presente, come strumento d’ausilio una illustrazione di concetti estimativi e di prescrizioni urbanistiche influenti sulla valutazione strumentali alla comprensione di casi di stima alquanto complessi. Sono sviluppati 10 esempi e che spaziano anche nei più complessi casi di stime di aree edificabili quali comparti edificatori, stima dei diritti edificatori e compensazione della volumetria, aree edificate illegittimamente occupate con opere pubbliche, stima del diritto del superficiario e del concedente.

 

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Gli esempi sono estrapolazione di elaborati professionali concreti affrontati dall’autore, esperto del settore, adattati alle esigenze didattiche del lettore in ricerca di formazione su questa tipologia di attività professionale. A tale fine, l’elaborazione degli esempi di stima viene integrata da richiami o note che consentono al tecnico di individuare il criterio di stima (aspetto economico del bene da stimare), il procedimento diretto o indiretto (metodo sintetico o analitico) nonché la conseguente applicazione delle più appropriate formule/algoritmi utilizzati che costituiscono elementi di calcolo per la definizione del valore immobiliare.

 

La stima delle aree edificabili – Andrea Dongarrà – Exeo Edizioni ottobre 2018

Il classamento catastale delle unità appartenenti alle categorie ordinarie

Il Catasto Fabbricati vive, oramai da decenni, un periodo di transizione che non sembra aver mai fine, nel quale è procrastinato l’attuale stato di fatto in attesa della sospirata revisione generale degli estimi. Il vigente sistema degli estimi catastali, introdotto con una normativa risalente alla prima metà del secolo scorso, è prigioniero di una intrinseca contraddizione, in quanto parti della normativa catastale furono concepite con ammirevole lungimiranza, ma altre risultarono inadeguate fin dalla entrata in conservazione dell’allora denominato Nuovo Catasto Edilizio Urbano nel lontano 1962. Il meccanismo di stima per classamento della rendita catastale parve fin da subito uno strumento mastodontico, inefficiente ed impreciso, mancante di un algoritmo per l’appropriata stima della rendita; questa criticità permane ancor oggi e proprio nel testo è contenuto una innovativa proposta per superare tale negatività e determinare la classe per il tramite di un apposito algoritmo. Il futuro, sempre promesso e mai realizzato, dovrebbe essere costituito da procedimenti di stima importati dall’ambito anglosassone, ma il prezzo che ci sarebbe da pagare è alto a causa di alcune incompatibilità tra la dottrina di tradizione italiana, inclusa nella normativa catastale vigente, e quella anglosassone.
Il cittadino comune e il professionista oggi si trovano dunque nella certezza di dover gestire, attraverso gli atti di aggiornamento catastale, il procedimento di stima per classamento, qualora ricorrano i presupposti per la determinazione o rideterminazione della rendita. Da questo punto di vista il lettore interessato può trovare un semplice strumento per interloquire correttamente con il professionista incaricato e provvedere ad un appropriato classamento, rispondente alle normative attualmente vigenti.

 

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La rendita catastale non è mai fine a se stessa, ma costituisce la base per l’imposizione fiscale immobiliare, la quale è sovente oggetto di inesatti luoghi comuni, la cui reale comprensione può consentire di far chiarezza sul ruolo dei vari soggetti che, a vario titolo, partecipano al processo impositivo e coglierne appieno le peculiarità e relative responsabilità. Molti luoghi comuni riguardano la famigerata revisione degli estimi catastali, la quale non è lo strumento attraverso cui aumentare le imposte sugli immobili, come erroneamente creduto da taluni, bensì l’indispensabile mezzo con il quale periodicamente vengono riallineate le rendite catastali per garantire l’equità del prelievo fiscale.

 
Il procrastinare, oltre ogni ragionevole misura, l’effettuazione della revisione generale, fino ad oggi mai eseguita nonostante siano trascorsi più di cinquant’anni dall’entrata in conservazione del Nuovo Catasto Edilizio Urbano, ha portato ad un paradosso, poiché, preso atto di tutte le criticità proprie dell’attuale sistema degli estimi, la prossima revisione non verrà effettuata col meccanismo previsto dalle vetuste norme catastali, bensì con procedimenti importati dall’ambito anglosassone.
Infatti, nella permanenza dell’eccessivo stato di indecisione, il mondo non si è certo fermato ad aspettare che il titubante ed incerto potere politico italiano avviasse il procedimento di revisione. L’inarrestabile processo di globalizzazione ha fatto incontrare la dottrina estimativa di origine anglosassone con quella di tradizione italiana che è rimasta annichilita, con la conseguente inculturazione della dottrina anglosassone, molto permeabile alle criticità dell’economia, difetto che riguardava l’estimo italiano in misura molto minore. Dietro la denominazione di revisione generale in realtà oggi si cela una sostituzione completa del logoro sistema degli estimi catastali con uno di nuova concezione, basato su procedimenti importati dal contesto anglosassone.

 
L’Italia si trova dunque in un particolare stato di transizione nel quale è alle spalle un sistema degli estimi consumato dal trascorrere del tempo, intriso di criticità concettuali mai superate e non più adatto a descrivere correttamente la realtà corrente, ma il nuovo sistema degli estimi catastali si preannuncia, oramai da più circa venti anni, come uno strumento del quale si prefigurano un considerevole numero di gravi criticità dottrinali ed operative.
La pubblicazione aiuta il comune cittadino a orientarsi nell’indeterminata situazione attuale, porgendogli una visione semplificata della realtà catastale, sfrondata da tutto ciò che può essere ritenuto superfluo, mettendo bene in evidenza come il classamento sia a tutti gli effetti una procedura di stima appartenente a pieno titolo alla dottrina della scienza estimativa e non, come sovente percepito, come una mera procedura burocratica, appesantita oltremisura dall’imposto intervento di un tecnico abilitato.
L’approccio semplificato però non riduce in alcun modo il rigore scientifico con il quale gli argomenti sono esposti, anzi l’e-book contiene delle soluzioni per risolvere talune gravi criticità del sistema catastale vigente. Tali soluzioni costituiscono un prezioso strumento operativo per il professionista, sia egli «alle prime armi», piuttosto che un tecnico d’esperienza. Le medesime risultano inoltre una prefigurazione di taluni possibili modi per porre rimedio a certe criticità che già si intravvedono delineate, attraverso i provvedimenti normativi finora approvati, nel sistema degli estimi di nuova concezione.

 
Per comprendere bene il futuro prossimo venturo è allora indispensabile analizzare le criticità che, originate nel sistema economico, rischiano di transitare senza filtri nel nuovo sistema degli estimi. Le criticità possono essere riferite a due macroaggregazioni, la prima riguarda le grandissime problematicità che affliggono la modellizzazione degli eventi economici, la seconda riguardante invece aspetti di natura squisitamente etica nel comportamento dei soggetti economici. A monte di tutte le questioni ed implicazioni tecnico-scientifiche di dottrina e di prassi esiste dunque un ineludibile criticità di ordine etico.

 
La dualità tra etica ed economia, a sua volta, è sempre esistita e l’analisi, pur da diversi punti di vista, non ha mai consentito di addivenire a concrete soluzioni; la questione morale pertanto non è ancora stata risolta, sebbene i minimi presupposti per inviarla a soluzione siano ben noti a tutti: “basterebbe avere un maggior numero di persone oneste” (B. Croce).

 
L’amara ed inevitabile conclusione ultima è che, in assenza di comportamenti dei soggetti economici ispirati all’etica, anche le più sopraffine soluzioni teorico-pratiche, escogitate dalle menti umane, vengono depotenziate se non addirittura annichilite. Si entra in un circolo vizioso nel quale a bisogni umani, individuali e collettivi, si cerca di corrispondere con soluzioni teorico-pratiche, riprese dal corpo normativo, il quale è a sua volta oggetto di elusione, divenendo strumento sostanzialmente inefficace a rispondere alle esigenze che hanno dato origine al processo descritto. La regola non sembra ammettere eccezioni di sorta, ad essa non può dunque sfuggire il classamento che per conseguire lo scopo per il quale è stato congegnato, la equità della base impositiva, necessita di essere accompagnato da adeguati comportamenti etici dei soggetti coinvolti, in altre parole deve essere classamento etico.

L. Caraglio – Catasto fabbricati – Exeo Edizioni settembre 2018

L’acquisizione gratuita degli abusi edilizi ex art. 31 d.P.R. 380/2001

La confisca amministrativa degli abusi edilizi è in vigore da oltre quarant’anni, ma le sue vere criticità si stanno profilando solamente in questi ultimi tempi.
Prevista originariamente dalla legge Bucalossi del 1977, otto anni più tardi questa misura confiscatoria è confluita nella legge 47/1985, che oggi ricordiamo principalmente perché introdusse il primo condono edilizio, ma che all’epoca segnò anche una riforma davvero epocale dell’urbanistica-edilizia nazionale.

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Nel decennio successivo, la confisca edilizia fu tradotta per ben due volte dinnanzi alla Consulta, che entrambe le volte la ritenne conforme al dettato costituzionale: sia all’art. 42 Cost. (perché non costituisce un’espropriazione per pubblica utilità), sia all’art. 3 Cost. (perché non si applica e non si può applicare al proprietario incolpevole). E con questo doppio placet la confisca è confluita nel testo unico dell’edilizia approvato con d.P.R. 380/2001, laddove oggi la ritroviamo all’art. 31.

 
Nel frattempo, però, nell’ambito del nostro ordinamento ha acquisito crescente importanza la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, che tutela la proprietà (art. 1, Prot. Add. Conv. EDU) e vieta l’applicazione di sanzioni inique (art. 6 Conv. EDU) o comunque arbitrarie (art. 7 Conv. EDU).

 
Ora, sebbene non risulti che la nostra confisca amministrativa degli abusi edilizi sia mai stata sottoposta all’attenzione della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, quest’ultima si è già occupata in più occasioni di un’altra confisca prevista dal testo unico dell’edilizia e segnatamente della confisca urbanistica penale, ossia della misura acquisitiva disposta dal giudice penale a fronte di una lottizzazione abusiva.

 
È noto, in particolare, il caso Sud Fondi, che ha coinvolto un complesso di fabbricati di enormi dimensioni realizzato sul lungomare di Bari. Tale gruppo di edifici (forse uno degli “ecomostri” più tristemente famosi) è stato successivamente acquisito alla mano pubblica e distrutto dall’autorità comunale, nonostante l’assoluzione degli imputati per assenza di dolo o colpa. Investita della questione, la Corte EDU ha accertato una gravissima violazione della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, successivamente liquidando a favore dei privati (in mancanza di accordo fra le parti) una somma di ben 49 milioni di euro. Né si tratta di un episodio isolato, perché analoghe conclusioni sono state raggiunte, in seguito, anche in altre occasioni: tra tutti merita di essere ricordato soprattutto il caso Varvara, riguardante un vasto complesso immobiliare realizzato a Cassano delle Murge, acquisito alla mano pubblica nonostante la pronuncia di una sentenza di non luogo a procedere e foriero di un’altra severa censura da parte della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. E nell’estate del 2018 questo orientamento che si va consolidando è stato confermato con l’accoglimento di tre ulteriori ricorsi da parte della Corte di Strasburgo nella sua composizione più autorevole (la Grande Camera).
Ora, la giurisprudenza amministrativa più sensibile ha già riconosciuto che la nostra confisca edilizia è istituto assai vicino alla confisca urbanistica già esaminata dalla Corte EDU, cosicché la giurisprudenza di quest’ultima si può estendere, per analogia, anche alla prima. Se questo è vero, il primo dovere dell’interprete (sia esso un pubblico funzionario, un tecnico, un avvocato o un giudice) è applicare l’istituto in modo conforme alla Convenzione EDU ed alla giurisprudenza della Corte, così da prevenire eventuali condanne a carico dell’Italia, nonché la rimessione dell’istituto alla Consulta per violazione della Convenzione e dell’art. 117 Cost..

 
Eppure, fino ad oggi, la prassi amministrativa e giurisprudenziale si è curata ben poco di allineare l’istituto della confisca alla Convenzione EDU ed alla giurisprudenza di Strasburgo: il nutrito contenzioso amministrativo si risolve spesso nell’applicazione di massime enunciate nel vigore della legge sul primo condono o addirittura della legge Bucalossi, senza curarsi né delle sopravvenute modifiche normative, né tantomeno della più recente giurisprudenza della Corte EDU. Al giorno d’oggi, però, di queste novità della normativa nazionale e soprattutto della giurisprudenza sovranazionale si deve necessariamente conto ed anzi la compatibilità con la Convenzione e con la giurisprudenza della Corte EDU costituisce la chiave di lettura dell’istituto.

 
L’analisi della confisca edilizia deve essere dunque condotta con spirito particolarmente critico, analizzando approfonditamente la casistica giurisprudenziale, ma senza mancare di censurarla laddove imposto dalla Convenzione EDU e dall’applicazione che ne fa la Corte di Strasburgo.

 
Questo vale anzitutto per i presupposti della confisca. Tra essi spicca l’ordinanza di demolizione, che costituisce ad un tempo un provvedimento impugnabile e la comunicazione di avvio del procedimento confiscatorio: ciò dovrebbe riservare una particolare attenzione a questo atto amministrativo di delicatissima importanza, mentre invece la giurisprudenza si ostina spesso ad affermare principi tutt’altro che condivisibili e sicuramente incompatibili con la recente giurisprudenza della Corte EDU.

 
Nell’ambito della fase istruttoria, i principali dubbi di compatibilità con le fonti sovranazionali riguardano le istanze che l’interessato può indirizzare all’autorità procedente e soprattutto la rilevanza di una sua eventuale dichiarazione (e dimostrazione) di non colpevolezza. L’impossibilità di sanzionare il proprietario incolpevole, invero, è stata già attestata nel 1991 dalla nostra Corte costituzionale, ma l’analisi della casistica giurisprudenziale dimostra l’emersione di casi notevolmente problematici, nei quali si rischia di sanzionare il proprietario non colpevole, con grave lesione non solo della Convenzione EDU ma anche della nostra Costituzione.

 
Con riguardo al provvedimento di confisca ed ai relativi effetti, al giorno d’oggi è assai difficile accettare che l’oggetto dell’acquisizione, che la legge impone di identificare direttamente nell’ordinanza di demolizione, secondo certa giurisprudenza possa rimanere vago non solo in quell’ordinanza ma persino nel provvedimento acquisitivo. E questo è solo uno dei punti critici del provvedimento di confisca, che costituisce il momento culminante dell’intero procedimento e che dunque si espone più di ogni altro profilo a fondati dubbi di compatibilità con la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo e con la giurisprudenza della Corte EDU.

 
Non mancano, infine, numerosi aspetti problematici nell’ambito della fase esecutiva della confisca, ivi inclusi i parametri che devono guidare l’amministrazione nella scelta fra demolire e conservare il bene, nonché la delicata questione del coordinamento fra l’azione repressiva amministrativa e quella penale.

 
Tutte questa criticità sono analizzate, nell’opera dedicata alla confisca edilizia, alla luce della chiave di lettura costituita dalla Convenzione EDU e dalla giurisprudenza della Corte, arricchendo l’analisi con vastissima casistica giurisprudenziale e con un formulario tecnico-operativo illustrativo, ma senza mai perdere di vista l’obiettivo di dare al nostro istituto un’applicazione compatibile con le fonti sovranazionali: soltanto in questo modo è possibile evitare che la Repubblica si esponga a pesanti sanzioni da parte della Corte di Strasburgo e che ciò determini la fine dell’istituto della confisca edilizia, che è nato con le migliori intenzioni e che per decenni ha dato buona prova di sé, ma che oggi è tenuto anch’esso (come ogni istituto del nostro ordinamento) a rimanere costantemente al passo coi tempi.

Marco Antoniol – LA CONFISCA EDILIZIA: L’acquisizione gratuita degli abusi edilizi ex art. 31 d.P.R. 380/2001 – Exeo Edizioni luglio 2018

L’istituto della diffida ad adempiere

L’istituto della diffida ad adempiere è di frequente utilizzato dalle parti contraenti in quanto più rapido e meno costoso della definizione giudiziale di una vertenza.

Si è posta la recente questione relativa alla possibilità, per il contraente non inadempiente, di rinunciare all’effetto risolutorio della diffida ad adempiere, decorso inutilmente il termine di cui all’art. 1454 c.c. fissato nella stessa.

Sul punto non vi è una posizione unanime.

Taluni, nonostante il tenore letterale dell’art. 1454 c.c., ritengono che l’effetto risolutorio sia rinunciabile. Si è infatti affermato che la diffida ad adempiere costituisce una facoltà per il contraente non inadempiente: dopo l’inutile decorso del termine fissato, chi l’ha intimata ha facoltà di rinunciare al suo effetto. Inoltre, la diffida ad adempiere ha natura di negozio giuridico: pertanto, non può produrre effetti contro ed oltre  la volontà del suo autore. Secondo altri non è invece ammissibile la rinuncia all’effetto risolutorio da parte del contraente non inadempiente, in quanto tale effetto è sottratto per evidente volontà della legge alla libera disponibilità del contraente stesso.

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La posizione prevalente ritiene invece che l’intimante non possa, essendosi la risoluzione verificata automaticamente, rinunciare ad essa cancellandone gli effetti né mediante revoca della stessa né mediante intimazione di nuova diffida né con il ricorso ad altri mezzi di tutela. Ciò in quanto, anche sulla base del tenore letterale dell’art. 1454 c.c., la risoluzione opera senza necessità di un intervento del giudice. A tal proposito, si è tra l’altro sottolineata la necessità di tutelare il debitore, che ha un interesse alla certezza della propria posizione ed un affidamento rispetto all’impossibilità di essere chiamato ad adempiere dopo l’infruttuoso decorso del termine.

Altra tematica recentemente emersa a proposito dell’istituto è il numero di giorni da assegnare nella’atto di diffida: non sempre i quindici giorni di cui all’art. 1454 c.c. sono sufficienti per adempiere.

Si ritiene infatti in via prevalente che nella diffida ad adempiere si possono assegnare termini inferiori rispetto a quello indicato nel codice civile, purché essi siano congrui rispetto alla tipologia delle attività da compiersi nel lasso di tempo concesso.

Vi sono infatti ipotesi in cui si può imporre anche un termine inferiore. Ciò può succedere quando il termine inferiore sia ritenuto dal giudice congruo in base alla natura del contratto e agli usi. Bisogna infatti guardare alla prestazione richiesta al debitore e verificare se essa possa essere eseguita, ragionevolmente, in meno di quindici giorni, sulla base anche degli usi in vigore per quel particolare contratto.

Altro aspetto costantemente valorizzato per l’applicazione dell’istituto in esame è quello della valutazione dell’inadempimento del debitore.

Per evitare che il creditore possa sfruttare strumentalmente questo istituto anche in caso di insignificanti inadempimenti della controparte, è necessario che l’inadempimento contestato sia grave alla luce della complessiva economia del contratto.

Qualora la controparte contesti la risoluzione automatica del contratto, il giudice dovrà valutare che l’inadempimento per il quale è stata inviata la diffida ad adempiere non sia di scarsa importanza. Deve inoltre verificare che l’inadempimento sia dovuto a una responsabilità del debitore e non a cause indipendenti alla sua sfera. Ai fini dell’accertamento della risolu­zione di diritto, conseguente a diffida ad adempie­re senza esito, intimata dalla parte adempiente, il giudice è tenuto a valutare la sus­sistenza degli estremi, soggettivi e oggettivi, dell’inadempimento; dovrà verificare sotto il profilo oggettivo che l’inadempimento sia non di scarsa importanza, alla stregua del criterio indicato dall’art. 1455 c.c., e, sotto il profilo sog­gettivo, l’operatività della presunzione di respon­sabilità del debitore inadempiente fissata dall’art. 1218 c.c., la quale, pur dettata in riferimento alla responsabilità per il risarcimento del danno, rappresenta un principio di carattere generale.

Il tema dell’inadempimento inevitabilmente si innesta con quello più generale e sempre attuale del  principio della buo­na fede oggettiva, cioè della reciproca lealtà di condotta, che deve presiedere all’esecuzione del con­tratto, così come alla sua formazione ed alla sua interpretazione e, in definitiva, accompagnarlo in ogni sua fase. Pertanto, l’apprezzamento della slealtà del comportamento della parte che invochi la risoluzione del contratto per inadempimento si ripercuote sulla valutazione della gravità dell’ina­dempimento stesso, nel caso in cui tale soggetto abusi del suo diritto potendo comunque realizzare il suo interesse senza ricorrere al mezzo estremo dell’ablazione del vincolo.

 

Patrizia Barchi – La diffida ad adempiere, sciogliersi dal contratto senza ricorrere al giudice – Exeo edizioni maggio 2018

La rendita catastale delle unità speciali o particolari

L’ebook costituisce una guida sintetica operativa per un corretto approccio alla dichiarazione in catasto dei documenti DOCFA per l’aggiornamento del catasto edilizio urbano, segnatamente per la determinazione della rendita proposta per le unità immobiliari speciali o particolari in costituzione o variate.

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Con l’ebook sono, fra l’altro, resi disponibili i prontuari/prezziari predisposti nel tempo da di 36 uffici provinciali dell’Agenzia delle Entrate, che possono risultare di valido aiuto al professionista, soprattutto al fine di circoscrivere e limitare eventuale possibilità di erronee determinazioni, rispetto al contesto catastale.

La presente terza edizione aggiorna il testo al disposto delle ultime leggi di stabilità ed in particolare a quella per l’anno 2018 (L. n. 205/2017).

Dopo una preliminare sintesi della normativa e della prassi ministeriale e l’analisi dei concetti generali derivanti dalla disciplina dell’estimo integrati al contesto catastale, sono sviluppati cinque esempi di calcolo della rendita catastale per le categorie speciali e particolari più ricorrenti (ante e post disposizioni lg. 208/2015).

 

Antonio Iovine – La rendita catastale delle unità speciali o particolari – Exeo edizioni gennaio 2018

Fabbricati rurali: accatastamento e trattamento fiscale

L’ebook costituisce una sintetica, ma esaustiva guida operativa, illustrativa della evoluzione nel tempo della prassi per l’accertamento catastale dei fabbricati rurali, che ha subito di recente profonde innovazioni normative.
In particolare viene trattato il processo di dichiarazione in catasto dei fabbricati delle costruzioni rurali già censiti al catasto dei terreni, che doveva essere portato a termine entro il 30/11/2012, come disposto dall’art. 13, comma 14-ter del DL n. 201/2011, e come recuperare eventuali inadempimenti. Contestualmente è sviluppata una sintetica rassegna del sistema impositivo immobiliare per il settore agricolo.

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È imminente l’invio da parte dell’Agenzia delle Entrate, sicuramente entro il 31/12/2017, degli atti di contestazione nei riguardi dei titolari di fabbricati rurali già censiti al catasto dei terreni che non hanno provveduto alla dichiarazione al catasto dei fabbricati entro il 30/11/2012 come disposto dall’art. 13, comma 14-ter del DL n. 201/2011. In prossimità di detto evento, l’ebook offre una panoramica sulle varie possibilità di sanare l’infrazione con il minimo danno. In particolare il testo è aggiornato con le recenti direttive di cui alla nota n. 213605 del 10/10/2017 dell’Agenzia delle Entrate.

Il testo contiene una illustrazione storica aggiornata della normativa e dei criteri di accatastamento e di riconoscimento della ruralità ai fini fiscali dei fabbricati anche la prassi a regime. E’ altresì sviluppata una rassegna della normativa in tema di imposizione immobiliare per fabbricati rurali e terreni agricoli, strumentale alla trattazione della tematica catastale.

 

Antonio Iovine, “Fabbricati rurali – accatastamento e trattamento fiscale” – Exeo Edizioni ottobre 2017