Il tema della pensione ai superstiti, con le più importanti pronunce giurisprudenziali e la tentata riforma del Governo Renzi.

Parlare di pensione, oggi, significa tirare in ballo lo spauracchio di molti italiani sin dal celeberrimo pianto dell’allora ministro Elsa Fornero del governo Monti. La pensione è il sostentamento di buona parte dei cittadini italiani, ciò perché l’Italia è un Paese sempre più longevo, con sempre più persone – di fatto – a completo carico delle finanze pubbliche. E non è un caso che le categorie più tartassate sotto il profilo dei tributi e degli orpelli siano proprio quelle dei pensionati e dei lavoratori.

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In un’epoca di crisi quale la nostra, con il debito pubblico ormai volato a oltre 12 cifre, le previsioni del PIL che oscillano (ma non sono quasi mai in rialzo, proprio qualche giorno fa si ventilava una ulteriore previsione al ribasso – da 1,4 a 0,8 – per il 2017), il bilancio pubblico mai in pari, spese pazze, privilegi più o meno legali, la finanza pubblica deve trovare il modo di recuperare parte delle sue uscite. E lo fa andando ad aumentare le tasse sulla pensione e i contributi sulla retribuzione.

 
Addentrandoci nell’argomento, se si cerca la voce «Pensione di reversibilità», compare la seguente definizione: «La pensione di reversibilità è la quota parte della pensione complessiva che spetta ad uno dei due coniugi al sopraggiungere della morte dell’altro».

 
Orbene, non è proprio così!
La pensione di reversibilità è infatti una prestazione economica e previdenziale, erogata su domanda dell’interessato, che non coinvolge il solo coniuge, bensì anche (ricorrendo determinati requisiti, tutti illustrati nell’art. 22 della legge n. 903/1965) i figli, gli ascendenti, i fratelli e le sorelle e i nipoti minorenni (anche in assenza di formale affidamento ai nonni).

 
Proprio in estate una sentenza della Corte Costituzionale n. 174/2016 ha cancellato le disposizioni «anti matrimoni di comodo» (d.l. n. 98/2011), in quanto si andava a «colpire» i matrimoni tra badanti e assistiti, con una sorta di sanzione proporzionale rispetto alla durata del matrimonio stesso e altresì con una presunzione assoluta di frode alla legge nei casi in cui la differenza di età fra i coniugi fosse superiore a venti anni, uno dei due coniuge avesse più di settant’anni e non vi fossero figli minori, studenti o inabili.
Era palese la violazione dell’art. 3 Cost. se si pensa che ad essere colpito da questa riduzione proporzionale (il 10% della quota spettante per ogni anno di matrimonio con il defunto mancante rispetto al numero di 10) fosse solo il coniuge più giovane.
Con questa sentenza si torna prepotentemente a parlare di pensione di reversibilità, in un periodo in cui l’argomento «pensione» è piuttosto caldo e dibattuto.

 
Infatti, proprio qualche mese fa, aveva fatto insorgere i sindacati ed alcuni esperti del settore la proposta del Governo Renzi (attraverso il c.d. «d.d.l. povertà») di ancorare la pensione di reversibilità alla Dichiarazione Sostitutiva Unica (in altre parole, all’ISEE), con un ampliamento spropositato dei redditi da tenere in considerazione per la liquidazione della quota spettante al superstite e un progressivo abbassamento della quota mensile in relazione ad un ISEE più elevato. È noto a tutti che tale riforma non abbia visto la luce, in quanto un emendamento dello stesso Ministro del Lavoro Poletti ha cancellato tale previsione.

 
Il saggio «La pensione ai superstiti. Il trattamento di reversibilità tra realtà e riforma» va proprio a sviscerare tutte queste questioni: a chi spetta la pensione? Chi è maggiormente tutelato? Quali sono le cause di cessazione dal beneficio? Gli Stati europei cosa prevedono in materia? E lo si fa con un’ampia analisi delle pronunce giurisprudenziali in materia, con un’ottica sempre più ancorata ai tempi che stiamo vivendo, di crisi e di progressivo ampliamento di quelli che sono i «dogmi» della tradizione, come, ad esempio, l’evoluzione del concetto di famiglia.

Monica Boschetti, «La pensione ai superstiti. Il trattamento di reversibilità tra realtà e riforme» – Exeo Edizioni novembre 2016

Europa e concessioni turistico-ricreative: dalle contestazioni alle soluzioni

L’Autore affronta un argomento al centro dell’attenzione non soltanto degli addetti ai lavori, ma anche di gran parte della collettività a seguito degli ampi spazi che, negli ultimi tempi, gli sono stati accordati dagli organi di informazione.
“Direttiva Bolkestein”, “evidenza pubblica”, “non discriminazione” con riferimento alle concessioni demaniali marittime sono termini ormai ben noti e che, in una semplificazione estrema, sono diventati gli spauracchi da combattere ad ogni costo ovvero i cardini dell’idealizzazione dei concetti di giustizia ed equità.

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Una situazione che risulta sintetizzata nel titolo dell’opera, con l’evidenziazione dell’esigenza di superare fasi conflittuali, o peggio ancora di stasi, per giungere alla formalizzazione di un quadro giuridico scevro di incertezze e che consenta un condiviso sviluppo del settore turistico ricreativo.
Nel testo si ripercorrono sistematicamente gli avvenimenti che hanno portato alla pronuncia della Corte di Giustizia Europea del 14 luglio 2016, con un metodo analitico che offre al lettore una chiara visione degli eventi, illustrando i motivi della crisi e i vari interventi tampone utilizzati per frenarne l’evoluzione e, nel contempo, formulando attente considerazioni sui differenti dispositivi introdotti, modificati o comunque ulteriormente necessari per disciplinare la complessa materia.
Con l’ideale punto di partenza costituito dai contenuti della citata sentenza, vengono ripercorsi ed analizzati gli eventi precedenti e successivi: dalle ordinanze dei Tribunali Amministrativi Regionali di Milano e Cagliari, alla relazione dell’Avvocatura Generale della C.G.E., dai contenuti della (vituperata) Bolkestein ai principi fondamentali del diritto dell’Unione Europea, dall’esame testuale delle norme vigenti in materia in Spagna e in Portogallo alle differenti posizioni assunte dalla Commissione.
Inoltre sono sottoposti ad attenta disamina sia il primo intervento normativo adottato dal legislatore italiano all’indomani della pronuncia della Corte, sia il preliminare testo della legge di delega al Governo per il riordino e riassetto della materia.
L’approccio del lavoro non è dogmatico: nel porre in evidenza le situazioni giuridiche in essere, le aspettative del settore, gli aspetti di ipotizzabile criticità e le tematiche meritevoli di ulteriore approfondimento, le soluzioni ritenute possibili sono tratteggiate e non tipicizzate.
Infatti, secondo l’Autore l’Europa non chiude le porte alla prosecuzione delle attività esistenti, ma demarca i termini ed indica il percorso da seguire per consentire tale possibilità in un quadro comunitariamente orientato di pubblicità, trasparenza, proporzionalità e giusto riconoscimento degli investimenti.
In sintesi, si tratta di un documento attuale, completo e di sicuro interesse non soltanto per le varie parti pubbliche e private coinvolte nella questione (dai concessionari agli amministratori locali, dai professionisti del diritto amministrativo ai funzionari degli enti concedenti), ma anche per tutti coloro che, senza essere esperti, intendano approfondire la materia basandosi su concreti dati di fatto.

 

Carlo Alberto Nebbia Colomba, “Europa e concessioni turistico-ricreative – dalle contestazioni alle soluzioni” – Exeo Edizioni ottobre 2016

Osservatorio dei Valori Agricoli – Rapporto statistico 2016

La Exeo Edizioni s.r.l. ha iniziato la rilevazione e l’elaborazione dei valori di mercato dei terreni agricoli a partire dall’anno 2011. Dopo il primo triennio di rilevazione dei valori, durante il quale i dati sono stati pubblicati in listini articolati per provincia, a partire dal 2015 i listini sono stati pubblicati esclusivamente su base regionale, riportando comunque le valorizzazioni articolate per singola qualità di coltura e per ciascun comune di ogni regione.

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Annualmente è prodotta una elaborazione dei dati di cui questo ebook costituisce la seconda pubblicazione, con riferimento ai valori dell’anno 2015.
Questo rapporto riporta anche uno studio sintetico sulle residue colture (n. 63) ed in particolare su Castagneto da frutto, Canneto , Agrumeto, Querceto, Noccioleto, Mandorleto, Ficodindieto, Risaia, Ficheto, Piccoli frutti , Gelseto, Sughereto, Noceto, Actinidia, Meleto DOP, Roseto, Bergamotto.
Le informazioni presenti nel rapporto disegnano il panorama di variabilità dei valori dei terreni agricoli a livello nazionale, di macroregioni (Italia settentrionale, centrale, meridionale e insulare), di regione e per provincia. I valori riportati, come è facilmente immaginabile, sono estremamente variabili in quanto espressioni di caratteri del territorio e della natura intrinseca dei terreni, che possono essere estremamente variegati. In alcuni casi il territorio di una provincia può comprendere porzioni con caratteri morfologici e climatici tipici di ambiti montani, collinari o di pianura, oltre che differenziati per sviluppo socio-economico.
Pertanto, il rapporto non sostituisce i listini regionali le cui informazioni tecnicamente più dirette, le cui quotazioni sono riferite all’ambito territoriale comunale.

Antonio Iovine, “Osservatorio dei Valori Agricoli – Rapporto statistico 2016” – Exeo Edizioni maggio 2016

Il libro “SCIA e DIA” giunge alla quarta edizione, per aiutare gli operatori ad orientarsi nelle pieghe delle semplificazioni degli ultimi anni

Sono passati ormai quasi sei anni dall’entrata in vigore del d.l. n. 78/2010, che ha introdotto nel nostro sistema l’istituto della segnalazione certificata di inizio attività, con l’obiettivo di semplificare gli adempimenti burocratici per cittadini e imprese.

Obiettivo che non può dirsi raggiunto, perché l’ambito applicativo del nuovo strumento di semplificazione non è ancora chiaro e le norme che demandavano al Governo il compito di emanare dei regolamenti con cui individuare le attività economiche sottoposte ad autorizzazione espressa e quelle assoggettate a regimi semplificati (art. 1, co. 3, d.l. n. 1/2012 e art. 12, co. 4, del d.l. n. 5/2012) sono state abrogate e sostituite da una delega legislativa che dà al Governo il medesimo compito, questa volta da assolvere mediante un atto atura legislativa (art. 5 della legge n. 124/2015).

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L’incertezza applicativa ha colpito anche il settore dell’edilizia, posto che è servita una norma di interpretazione autentica per chiarire l’applicabilità della s.c.i.a. anche in questo ambito (art. 5 del d.l. n. 70/2011) e che soltanto recentemente il legislatore è intervenuto sul Testo Unico dell’Edilizia allo scopo di coordinarne il contenuto con l’introduzione della s.c.i.a..

Intervento che, peraltro, si è rivelato maldestro, perché ha toccato anche norme che si riferiscono alla «super d.i.a.», che non è però stata sostituita dalla s.c.i.a. ed è rimasta in vigore.

Le cause del successo solo parziale della s.c.i.a. vanno inoltre rinvenute nei molteplici interventi correttivi che si sono succeduti successivamente alla sua introduzione, che non hanno fatto altro che amplificare il senso di disorientamento che prova l’operatore del settore che si approccia alla materia.

È per questo motivo che si è scelto di dedicare un’opera monografica agli istituti della s.c.i.a. e della d.i.a., fornendo al lettore delle coordinate ricostruttive che gli consentano di approcciarsi alla materia nel modo più semplice possibile.

Particolare attenzione è stata dedicata a tutte le categorie degli interventi, perché l’ambito di applicazione della s.c.i.a. è definito dal legislatore in via residuale, essendo sottoposti a tale regime semplificato tutte le opere che non richiedono il permesso di costruire e che non rientrano nemmeno tra gli interventi di attività edilizia libera.

Anche questa tematica è di estrema attualità, in considerazione delle recenti modifiche apportate alle categorie della ristrutturazione, della manutenzione straordinaria e del mutamento di destinazione d’uso.

Altre innovazioni importanti sono state apportate dal legislatore con la legge n. 124/2015, che ha ritoccato la disciplina dei poteri conformativi della P.A. sulla s.c.i.a. e ha definitivamente espunto ogni riferimento all’autotutela, che in passato aveva creato tanti problemi interpretativi.

Opportunamente il legislatore discorre ora di poteri di inibizione tardiva dell’attività, da esercitarsi nel rispetto dei presupposti previsti per l’annullamento d’ufficio: ne deriva che le novità introdotte dalla legge n. 124/2015 in quest’ultima materia, e in particolare la limitazione a diciotto mesi del termini per l’intervento in autotutela della P.A. troveranno applicazione anche alla s.c.i.a.

Tutte queste problematiche saranno sviluppate nel terzo capitolo dell’opera, in cui si analizzeranno I poteri della P.A. sulla s.c.i.a. e sulla d.i.a., la natura giuridica di questi strumenti di semplificazione, i profili procedimentali e il sistema sanzionatorio.

L’ultima parte del libro è dedicata alla tutela giurisdizionale, e si darà conto innanzitutto dell’innovativo orientamento giurisprudenziale che ammette che il denunciante/segnalante possa chiedere il risarcimento del danno alla P.A. anche nell’ipotesi in cui i poteri di autotutela sulla d.i.a./s.c.i.a. siano stati legittimamente esercitati.

Infine, verrà analizzata la problematica della tutela dei terzi, prendendo in esame il comma 6-ter dell’art. 19 della legge n. 241/1990, con il quale il legislatore ha predisposto degli strumenti di tutela  non pienamente satisfattivi degli interessi di coloro che intendono opporsi all’esecuzione delle opere, e le conseguenze delle novità introdotte dalla legge n. 124/2015 su questo profilo problematico. Saranno prese in esame, infine, anche le interpretazioni “correttive” dell’art. 10 della legge n. 241/1990 date dalla giurisprudenza, che, pur essendo apprezzabile per l’intento, finisce a volte con il trascendere la lettera della legge.

Fabio Doro, “SCIA e DIA” – Exeo Edizioni maggio 2016

Il contratto di apprendistato: disciplina aggiornata al D.Lgs. n. 81/2015

Il presente contributo analizza in maniera puntuale e dettagliata il contratto di apprendistato inteso come un contratto a causa mista in quanto al suo interno convivono un contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato e un rapporto di formazione che invece è a tempo determinato.

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Si tratta di una tipologia contrattuale fondamentale al fine di incentivare le politiche occupazionali all’interno del nostro paese. L’art. 41, comma 1, D.Lgs. 81/2015 lo definisce “un contratto di lavoro a tempo indeterminato finalizzato alla formazione e alla occupazione dei giovani”.

Molteplici sono le leggi che si sono susseguite in materia e sul punto fondamentale è stato l’intervento normativo di cui al D.Lgs. 81/2015 che ha abrogato il Testo unico prevedendo tre diverse tipologie di apprendistato in particolare:

-Per la qualifica o per il diploma professionale, il diploma di istruzione secondaria superiore e il certificato di specializzazione tecnica superiore. Siffatto contratto coniuga la formazione effettuata in azienda con l’istruzione e la formazione professionale svolta dalle istituzioni formative;
-Professionalizzane o di mestiere. Destinato ai giovani tra i 18 e i 29 anni e mira a far conseguire al giovane una qualificazione professionale.
-Di alta formazione e ricerca. Tale contratto è destinato a coloro che sono in possesso di diploma di istruzione secondaria superiore o di un diploma professionale conseguito nei percorsi di istruzione e formazione professionale e mira al conseguimento di titoli di studio universitari e della alta formazione compresi dottorati di ricerca.

Stante l’importanza della formazione all’interno del contratto di apprendistato l’autore si è soffermato sull’analisi del cosiddetto Piano Formativo individuale inteso come quel piano che definisce il percorso formativo dell’apprendista e che è contenuto, in forma sintetica, nel contratto definendo gli obiettivi e i contenuti del percorso di formazione che devono essere seguiti dal giovane lavoratore; e sulla figura del tutor prevista dalle norme di legge a cui spetta il compito di affiancare l’apprendista durante il periodo di apprendistato e di trasmettere le competenze necessarie affinché il giovane possa imparare e successivamente essere in grado di operare in autonomia all’interno dell’azienda.

Pertanto il datore di lavoro deve rispettare tutte le obbligazioni tipiche dei rapporto di lavoro subordinato e cioè pagare la retribuzione al lavoratore, rispettare la contrattazione collettiva e in più fornire la formazione necessaria al giovane, l’apprendista dal canto suo deve rispettare tutte le obbligazioni nascenti dal rapporto di lavoro nonché adempiere al percorso formativo.

L’autore ha inoltre analizzato il tema della somministrazione di apprendisti. Sul punto è necessario riportare quanto affermato dal Ministero del Lavoro: “Nel caso della somministrazione a tempo indeterminato è (…) possibile il ricorso al contratto di apprendistato (…) purchè le modalità di esecuzione del rapporto di lavoro consentano la realizzazione delle finalità di formazione”.

Con il D.lgs 81/2015 e il vigente CCNL per la categoria delle agenzie di somministrazione di lavoro, la possibilità per le Agenzie per il Lavoro di avviare lavoratori con apprendistato professionalizzante in somministrazione trova una compiuta regolamentazione.

Sulla base di quanto previsto in materia dal D. Lgs. n. 81/2015 l’apprendista viene assunto a tempo indeterminato dall’Agenzia per il lavoro mediante contratto di apprendistato professionalizzante in forma scritta.

Può essere apposto al momento dell’assunzione un patto di prova la cui durata non può essere superiore a quella prevista dal vigente CCNL, una particolarità è prevista con riferimento alla figura del tutor, infatti durante il periodo di apprendistato il lavoratore somministrato dovrà rapportarsi on due tutor, uno nominato dall’Agenzia per il lavoro ed uno indicato dall’impresa utilizzatrice.

Per quanto riguarda il numero di apprendisti che possono essere assunto in somministrazione dall’Agenzia per il lavoro il CCNl della categoria delle agenzie non contiene alcuna indicazione, pertanto si ritiene applicabile il limite previsto dal D.Lgs. 81/2015. Conseguentemente ai sensi dell’art. 42 comma 7 del D.lgs 81/2015 il numero complessivo di apprendisti che un datore di lavoro può assumere, direttamente o indirettamente per il tramite delle agenzie di somministrazione di lavoro autorizzate non può` superare il rapporto di 3 a 2 rispetto alle maestranze specializzate e qualificate in servizio presso il medesimo datore di lavoro; tale rapporto non può superare il 100 per cento per i datori di lavoro che occupano un numero di lavoratori inferiore a dieci unita`. E` in ogni caso esclusa la possibilità di assumere in somministrazione apprendisti con contratto di somministrazione a tempo determinato.

Il datore di lavoro che non abbia alle proprie dipendenze lavoratori qualificati o specializzati, o che comunque ne abbia in numero inferiore a tre, puo` assumere apprendisti in numero non superiore a tre. Tali disposizioni non si applicano alle imprese artigiane per le quali trovano applicazione le disposizioni di cui all’articolo 4 della legge 8 agosto 1985, n. 443.

Il presente contributo ha altresì analizzato il problema riguardante l’inadempimento del datore di lavoro, in particolare l’art. 47, comma 1 del D.lgs 81/2015 stabilisce espressamente che in caso di inadempimento nell’erogazione della formazione di cui sia esclusivamente responsabile il datore di lavoro e che sia tale da impedire la realizzazione delle finalità del contratto è previsto l’obbligo di versamento della differenza tra la contribuzione versata e quella dovuta con riferimento al livello di inquadramento contrattuale superiore che sarebbe stato raggiunto dal lavoratore al termine del periodo di apprendistato maggiorata del 100% con esclusione di qualsiasi altra sanzione per omessa contribuzione.

Infine l’opera contiene un ampio excursus giurisprudenziale in tema di apprendistato al fine di fornire agli addetti ai lavori un’ analisi di questa tipologia contrattuale il più aderente possibile con la realtà economica e sociale del nostro Paese.

Giulia Cauduro “Il contratto di apprendistato” – Exeo Edizioni aprile 2016

L’assistenza tecnica nel contenzioso tributario catastale

Il testo prodotto dall’ing. Mario Iovine e dal dottore commercialista Pierluigi Pace, il primo esperto in materia di catasto ed estimo ed il secondo in materia tributaria e di assistenza al contenzioso tributario, costituisce una guida operativa utile a professionisti tecnici, già esperti in materia catastale, ma che abbiano necessità di approcciare per la prima volta anche tematiche di contenzioso tributario catastale sia per contenuti tecnici che per acquisizione di conoscenza sulle procedure formali di sviluppo del contenzioso tributario.

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La presente edizione è aggiornata con le novità introdotte dal decreto legislativo n. 156/2015 “Misure per la revisione della disciplina degli interpelli e del contenzioso tributario, in attuazione degli articoli 6. comma 6, e 10, comma 1, lettere a) e b) della legge 11 marzo 2014, n. 23”, della circolare n. 38/E del 29/12/2015 dell’Agenzia delle Entrate e della legge n. 208/2015 “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2016)” che reca disposizione per il censimento delle unità immobiliari a destinazione speciale e particolare. Si riporta altresì il mutamento di indirizzo  degli orientamenti giurisprudenziali della Corte di Cassazione in tema di partecipazione dei Comuni al contenzioso tributario sull’attribuzione delle rendite catastali e sul contenuto della motivazione del classamento negli avvisi di accertamento riguardanti  variazione d’ufficio della rendita per unità immobiliari già accertate e che non abbiano subito mutazioni edilizie.

Il testo integra le trattazioni degli altri e-book della stessa collana editoriale in materia di catasto e stime immobiliari.

Il volume costituisce un documento di aggiornamento professionale indispensabile per coloro che vogliano operare anche nel settore di assistenza al cittadino nell’ambito del contenzioso catastale.

Un settore professionale importante che sta acquisendo notevole rilevanza ed interesse in relazione all’elevazione del peso del prelievo tributario sugli immobili cosicchè deve essere posta una adeguata attenzione nella tutela del contribuente, nei casi in cui gli accertamenti di natura catastale presentino incoerenze formali oltre che nel merito.

M. Iovine – P. Pace “L’assistenza tecnica nel contenzioso tributario catastale”, seconda edizione – Exeo Edizioni marzo 2016

La nuova fattispecie giuridica di omicidio stradale e lesioni personali stradali

L’opera analizza la disciplina prevista dal legislatore per il fenomeno della guida in stato di ebbrezza alla luce della riforma intervenuta con la legge 120 del 2010.

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Viene altresì riassunto il dibattito giurisprudenziale attinente alla materia dei sinistri stradali mortali provocati da guidatori in stato di ebbrezza o in stato di alterazione psicofisica dovuto all’assunzione di sostanze psicotrope o stupefacenti.

Sono illustrate la tesi tradizionale che sussume tale fattispecie storica nella figura dell’omicidio colposo aggravato e quella innovativa che ritiene configurabile l’articolo 575 del codice penale a titolo di dolo eventuale.

L’opera fa emergere in tutta la sua evidenza il disagio e la difficoltà proprie degli interpreti del diritto: quest’ultimi devono affrontare fenomeni propri della modernità con strumenti giuridici diastorici in quanto propri di un’epoca ormai passata. Per tale ragione il testo prospetta le soluzioni attuate in altri ordinamenti giuridici.

 
Questa terza edizione segue l’entrata in vigore della Legge 41/2016 che introduce nell’ordinamento penale il reato autonomo di omicidio stradale e lesioni personali stradali.
L’opera è consigliata agli interpreti del diritto ossia a coloro che, a vari livelli, si trovano a dovere applicare quotidianamente le norme del codice della strada.

E. Balsano, “La guida in stato di ebbrezza e l’omicidio stradale”, 3° edizione aggiornata alla L. 41/2016 – Exeo Edizioni, marzo 2016